Qualità della vita (Guido Contessa 2025)
Siamo infelici, ma le statistiche non lo sanno


C'è un programma tv nel quale assistiamo alla vendita di immobili sulle Montagne Rocciose, di case vacanza ai Caraibi, di isole in Canada. La qualità degli immobili in vendita viene valutata in base agli alberi, la vista, le rocce, le spiagge, l'arredamento e ovviamente il costo. La valutazione della qualità è data da fattori stabili, mai dinamici. Come se invece di comprare un luogo in cui vivere, fosse l'acquisto di un quadro. Non si fa nemmeno cenno a quanto dista la casa dalla civiltà, quanto costa arrivarci, chi e come fornisce l'acqua potabile e l'elettricità, quanto distano il Pronto Soccorso, la scuola per i bambini e il supermercato, come si trova un tecnico per la manutenzione. Nè si fa cenno a quali tutele esistono nei casi di tormente di neve , incendi, maremoti. tornados, clima disastroso. Insomma la qualità dei beni viene valutata staticamente, non dinamicamente. Come gli orologi stupendi, che funzionano anche a 200 metri sott'acqua, venduti a persone che non sanno nuotare.

Lo stesso avviene con gli indicatori di qualità della vita utilizzati dalle molte Agenzie di sociologia e statistica che operano al mondo.
La longevità è uno dei primi indicatori usati: definiscono la quantità ma non la qualità della vita. Che sia un bene vivere a lungo infelicemente è un mero assunto ideologico. Ricordiamo che le zone blu, quelle con il maggior tasso di longevità al mondo sono l'isola di Okinawa (Giappone); l'Ogliastra (Sardegna, Italia); Nicoya (Costa Rica), Icaria (Grecia) e la comunità di avventisti di Loma Linda, in California. Aree in cui tutti gli indicatori ufficiali di qualità della vita sono molto bassi.
La salute è per i benestanti. Per i poveri è un mero business dove i pazienti sono cavie maltrattate e i sanitari sono compilatori di moduli.
L'istruzione e la formazione sono un altro indicatore ideologico. Viene considerata positiva la partecipazione a scuole dell'infanzia, medie e superiori senza fare alcun accenno ai costi materiali e psicologici che tale partecipazione richiede. In Italia i bilanci familiari sono dissanguati dai figli in età scolare, gli operatori scolastici sono vittime di nevrosi prodotte da un lavoro a paga e soddisfazioni basse. Famiglie, insegnanti e dirigenti sono vittime costanti delle reciproche frustrazioni. L'accesso all'Università è pure considerato un indicatore, ma non è tenuto conto del fatto che la grande maggioranza dei laureati si trovi a fare il magazziniere, l'addetto di fast food, la commessa o la barista. Più laureati non significa persone più felici e meglio pagate, ma più deluse, frustrate e rancorose.
Il tasso di occupazione è uno degli indicatori più soggetti alle mistificazioni. In Italia si considerano occupati anche i cittadini assunti per un giorno, gli stagisti, gli stagionali, i precari, i cottimisti. Uno Stato con tanti occupati calcolati in astratto è "più felice", anche se i singoli sono privi di ogni prospettiva e sicurezza.
La qualità del lavoro è un altro indicatore che viene calcolato staticamente e non dinamicamente. Le relazioni fra colleghi e fra lavoratori e dirigenti sono in costante peggiormaneto visto il numero di cause legali per mobbing e burn-out. Il lavoro tende ad essere sempre meno ricco di senso e sempre più di bassa qualità, autonomia e creatività. La maggioranza delle mansioni sta per essere sostituita da macchine, tanto è in progressiva perdita di senso.
Le relazioni sono una delle aree in massima decadenza. I divorzi aumentano, le nascite diminuiscono, le amicizie sono ridotte al lumicino a causa del dilagante narcisismo, i rapporti di vicinato sono attivi solo nei Quarteri degradati. I consumatori sono maltrattati, umiliati, ingannati, truffati e derubati quotidianamente da venditori, commessi, imprese commerciali. Gli spettatori sono maltrattati, umiliati, ingannati, truffati e derubati quotidianamente da tutti i massmedia (giornali, tv, pubblicità). Le attività di volontariato sono diventate isole di lavoro sottopagato e in nero. La partecipazione civica e politica è in via di estinzione, a causa del progressivo astensionismo e di manifestazioni fatte da comparse retribuite e irregimentate. La violenza stradale, familiare, sportiva, giovanile è in prograssivo aumento.

Il risultato più eclatante è l'emigrazione dall'Italia. Si stima che tra il 1876 e il 1976 siano partite oltre 24 milioni di persone. Tra il 2008 e il 2017, ben 740 000 italiani sono emigrati. Nel 2024, circa 191.000 italiani hanno lasciato il Paese per trasferirsi all'estero, un aumento del 20% rispetto al 2023 . Questo dato fa parte di un fenomeno più ampio, con quasi mezzo milione di italiani che hanno emigrato all'estero nel triennio 2022-2024.