C'è un programma tv nel quale assistiamo
alla vendita di immobili sulle Montagne Rocciose, di case vacanza
ai Caraibi, di isole in Canada. La qualità degli immobili
in vendita viene valutata in base agli alberi, la vista, le rocce,
le spiagge, l'arredamento e ovviamente il costo. La valutazione
della qualità è data da fattori stabili, mai dinamici.
Come se invece di comprare un luogo in cui vivere, fosse l'acquisto
di un quadro. Non si fa nemmeno cenno a quanto dista la casa dalla
civiltà, quanto costa arrivarci, chi e come fornisce l'acqua
potabile e l'elettricità, quanto distano il Pronto Soccorso,
la scuola per i bambini e il supermercato, come si trova un tecnico
per la manutenzione. Nè si fa cenno a quali tutele esistono
nei casi di tormente di neve , incendi, maremoti. tornados, clima
disastroso. Insomma la qualità dei beni viene valutata
staticamente, non dinamicamente. Come gli orologi stupendi, che
funzionano anche a 200 metri sott'acqua, venduti a persone che
non sanno nuotare.
Lo stesso avviene con gli indicatori di qualità
della vita utilizzati dalle molte Agenzie di sociologia e statistica
che operano al mondo.
La longevità è uno dei primi indicatori usati: definiscono
la quantità ma non la qualità della vita. Che sia
un bene vivere a lungo infelicemente è un mero assunto
ideologico. Ricordiamo che le zone blu, quelle con il maggior
tasso di longevità al mondo sono l'isola di Okinawa (Giappone);
l'Ogliastra (Sardegna, Italia); Nicoya (Costa Rica), Icaria (Grecia)
e la comunità di avventisti di Loma Linda, in California.
Aree in cui tutti gli indicatori ufficiali di qualità della
vita sono molto bassi.
La salute è
per i benestanti. Per i poveri è un mero business dove
i pazienti sono cavie maltrattate e i sanitari sono compilatori
di moduli.
L'istruzione e la formazione sono un altro indicatore ideologico.
Viene considerata positiva la partecipazione a scuole dell'infanzia,
medie e superiori senza fare alcun accenno ai costi materiali
e psicologici che tale partecipazione richiede. In Italia i bilanci
familiari sono dissanguati dai figli in età scolare, gli
operatori scolastici sono vittime di nevrosi prodotte da un lavoro
a paga e soddisfazioni basse. Famiglie, insegnanti e dirigenti
sono vittime costanti delle reciproche frustrazioni. L'accesso
all'Università è pure considerato un indicatore,
ma non è tenuto conto del fatto che la grande maggioranza
dei laureati si trovi a fare il magazziniere, l'addetto di fast
food, la commessa o la barista. Più laureati non significa
persone più felici e meglio pagate, ma più deluse,
frustrate e rancorose.
Il tasso di occupazione è uno degli indicatori più
soggetti alle mistificazioni. In Italia si considerano occupati
anche i cittadini assunti per un giorno, gli stagisti, gli stagionali,
i precari, i cottimisti. Uno Stato con tanti occupati calcolati
in astratto è "più felice", anche se i
singoli sono privi di ogni prospettiva e sicurezza.
La qualità del lavoro è un altro indicatore che
viene calcolato staticamente e non dinamicamente. Le relazioni
fra colleghi e fra lavoratori e dirigenti sono in costante peggiormaneto
visto il numero di cause legali per mobbing e burn-out. Il lavoro
tende ad essere sempre meno ricco di senso e sempre più
di bassa qualità, autonomia e creatività. La maggioranza
delle mansioni sta per essere sostituita da macchine, tanto è
in progressiva perdita di senso.
Le relazioni sono una delle aree in massima decadenza. I divorzi
aumentano, le nascite diminuiscono, le amicizie sono ridotte al
lumicino a causa del dilagante narcisismo, i rapporti di vicinato
sono attivi solo nei Quarteri degradati. I consumatori sono maltrattati,
umiliati, ingannati, truffati e derubati quotidianamente da venditori,
commessi, imprese commerciali. Gli spettatori sono maltrattati,
umiliati, ingannati, truffati e derubati quotidianamente da tutti
i massmedia (giornali, tv, pubblicità). Le attività
di volontariato sono diventate isole di lavoro sottopagato e in
nero. La partecipazione civica e politica è in via di estinzione,
a causa del progressivo astensionismo e di manifestazioni fatte
da comparse retribuite e irregimentate. La violenza stradale,
familiare, sportiva, giovanile è in prograssivo aumento.
Il risultato più eclatante è l'emigrazione
dall'Italia. Si stima che tra il 1876 e il 1976 siano partite oltre
24 milioni di persone. Tra il 2008 e il 2017, ben 740 000 italiani
sono emigrati. Nel 2024, circa 191.000 italiani hanno lasciato il
Paese per trasferirsi all'estero, un aumento del 20% rispetto al
2023 . Questo dato fa parte di un fenomeno più ampio, con
quasi mezzo milione di italiani che hanno emigrato all'estero nel
triennio 2022-2024.